Ero tutto e poi fui niente.
Broken nasce dalla percezione sempre più intensa dell'impermanenza. Essere figlio unico, senza figli, di genitori ormai anziani mi pone inevitabilmente di fronte alla fragilità del tempo, alla consapevolezza della perdita e al dissolversi della memoria. È un sentimento che mi accompagna e che, credo, appartenga prima o poi a ciascuno di noi, chiamato a confrontarsi con la propria condizione umana.
Il progetto prende forma proprio da questa esigenza: dare un'immagine a quel senso di vuoto che spesso mi assale, trasformando un'esperienza profondamente personale in una riflessione universale sull'assenza, sulla memoria e sul tempo.
Attraverso fotografie simboliche, paesaggi sospesi, oggetti segnati dal tempo e scene ricostruite, Broken esplora ciò che rimane quando il passato inizia a dissolversi.
Le immagini non raccontano fatti, ma evocano assenze, ricordi che si fanno incerti e le tracce di un' identità continuamente ridefinita dalla perdita.
La memoria diventa così un territorio fragile, mutevole, destinato a trasformarsi.
Eppure, proprio nel tentativo di trattenerla, emerge anche la possibilità di una ricostruzione.
Fotografare diventa allora un gesto di resistenza: un modo per esorcizzare il senso di perdita, dare forma all'assenza e cercare, tra le crepe della memoria, una possibilità di permanenza.
Broken e concepito come un progetto aperto, destinato a trasformarsi insieme alla vita e alle esperienze che lo alimentano.
Non aspira a una forma definitiva, ma accoglie il tempo come parte integrante del proprio linguaggio, continuando ad arricchirsi di nuove immagini, nuovi simboli e nuove riflessioni.
Broken è, in fondo, un lavoro sul lutto prima ancora che il lutto si compia. Ma è anche un atto di fiducia: la ricerca di una speranza che sopravvive alla dissoluzione, la convinzione che persino ciò che è distrutto o perduto possa continuare a custodire un significato.
Broken nasce dalla percezione sempre più intensa dell'impermanenza. Essere figlio unico, senza figli, di genitori ormai anziani mi pone inevitabilmente di fronte alla fragilità del tempo, alla consapevolezza della perdita e al dissolversi della memoria. È un sentimento che mi accompagna e che, credo, appartenga prima o poi a ciascuno di noi, chiamato a confrontarsi con la propria condizione umana.
Il progetto prende forma proprio da questa esigenza: dare un'immagine a quel senso di vuoto che spesso mi assale, trasformando un'esperienza profondamente personale in una riflessione universale sull'assenza, sulla memoria e sul tempo.
Attraverso fotografie simboliche, paesaggi sospesi, oggetti segnati dal tempo e scene ricostruite, Broken esplora ciò che rimane quando il passato inizia a dissolversi.
Le immagini non raccontano fatti, ma evocano assenze, ricordi che si fanno incerti e le tracce di un' identità continuamente ridefinita dalla perdita.
La memoria diventa così un territorio fragile, mutevole, destinato a trasformarsi.
Eppure, proprio nel tentativo di trattenerla, emerge anche la possibilità di una ricostruzione.
Fotografare diventa allora un gesto di resistenza: un modo per esorcizzare il senso di perdita, dare forma all'assenza e cercare, tra le crepe della memoria, una possibilità di permanenza.
Broken e concepito come un progetto aperto, destinato a trasformarsi insieme alla vita e alle esperienze che lo alimentano.
Non aspira a una forma definitiva, ma accoglie il tempo come parte integrante del proprio linguaggio, continuando ad arricchirsi di nuove immagini, nuovi simboli e nuove riflessioni.
Broken è, in fondo, un lavoro sul lutto prima ancora che il lutto si compia. Ma è anche un atto di fiducia: la ricerca di una speranza che sopravvive alla dissoluzione, la convinzione che persino ciò che è distrutto o perduto possa continuare a custodire un significato.